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A cura della redazione – Si è tenuto a Napoli il congresso di gastroenterologi “Hepatology in motion”, organizzato dall’Università Federico II di Napoli e dall’ateneo di Palermo. A margine dell’evento ha preso la parola Antonio Craxì, presidente della SIGE (Società Italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva), che ha lanciato un piccolo allarme circa l’epatite di tipo C. A disposizione ci sono farmaci anche molto efficaci, ma il problema principale è che i pazienti non vanno a farsi curare: “Siamo al di sotto del target fissato dall’AIFA di 80 mila terapie per anno – ha dichiarato il Professore – e questo causerà un ritardo rispetto ai piani di eradicazione della malattia”. Negli anni passati, molti dei pazienti affetti da epatite C sono stati definiti incurabili con l’interferone, e questo ha causato una reazione a catena che adesso vede gli stessi malati molto titubanti nei confronti della nuova cura: “Dobbiamo convincerli che quello che gli avevamo detto di fatto non è vero”.
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